Scuola Shiatsu IRTE

Shiatsu e demenza: il valore del tocco per il benessere della persona.

di Annapaola Prestia, psicologa, scrittrice e Ceo dell’azienda S.O.F.I.A. per  la famiglia con il contributo di Arianna Cioverchia, insegnante della Scuola I.R.T.E.  

Premessa:

Dalla collaborazione con S.o.f.i.a per la famiglia (Sostenere ogni famiglia in autonomia)  nasce il progetto Shiatsu e Demenza, per aiutare a migliorare la qualità della Vita delle persone fragili e di chi si prende cura di loro.

S.O.F.I.A. è una start up innovativa che si mette al fianco di ogni famiglia che abbia bisogno di supporto, per poter permettere ai propri membri in stato di difficoltà o fragilità (persone anziane, malati di demenza ed altre patologie degenerative, persone con disabilità e chiunque abbia bisogno di sostegno) di poter rimanere a casa propria il più a lungo possibile.
E’ formata da una rete capillare di professionisti che ruotano a 360°attorno alla persona in stato di fragilità ed alla sua famiglia, disponibili al bisogno, adatti a ciascuna situazione e capaci di far squadra.
La Scuola di Shiatsu I.R.T.E. da oltre 40 anni forma operatori shiatsu professionisti e collabora con aziende/strutture/enti per la cura ed il benessere dell’essere umano, seguendo i principi  della Salutogenesi e di integrazione fra le professioni.

Un articolo completo e nutrito di informazioni, ricco di chiarimenti, specifiche e spunti di riflessione nato dall’esperienza con lo Shiatsu.
Scritto da Annapaola Prestia, psicologa, scrittrice e Ceo dell’azienda S.O.F.I.A. per  la famiglia con il contributo di Arianna Cioverchia, insegnante della Scuola I.R.T.E.  

SHIATSU E DEMENZA: IL VALORE DEL TOCCO PER IL BENESSERE DELLA PERSONA

Quando una persona vive con una demenza, molte delle parole che conosceva iniziano lentamente a sfuggire. Cambiano i tempi, le reazioni, il modo di stare in relazione. Quello che spesso resta più a lungo, però, è il corpo: il corpo che sente, che reagisce, che si rilassa o si irrigidisce, che comunica anche quando il linguaggio verbale si fa fragile.

È da qui che nasce l’interesse crescente verso pratiche come lo shiatsu, non come cura della demenza, ma come strumento di benessere, regolazione emotiva e relazione per la persona che ne è affetta.

Che cos’è lo shiatsu (e cosa non è)

Lo shiatsu è una pratica di origine giapponese basata su pressioni dolci e profonde, effettuate con mani, palmi o pollici lungo specifiche zone del corpo. Non è un massaggio estetico, non è una manipolazione forzata e non sostituisce le cure mediche.

Nel contesto della demenza, lo shiatsu viene utilizzato come intervento complementare, con l’obiettivo di favorire:

* rilassamento,

* riduzione della tensione corporea,

* maggiore calma emotiva,

* senso di sicurezza e contenimento.

Non “guarisce” la demenza, ma può migliorare la qualità del momento presente, che per una persona con demenza è spesso ciò che conta di più.

Perché il tocco è così importante nella demenza

La ricerca scientifica ha mostrato che, anche nelle fasi avanzate della demenza, le persone mantengono una forte sensibilità agli stimoli sensoriali, in particolare al tatto. Il contatto corporeo rispettoso e prevedibile può:

* ridurre ansia e agitazione,

* migliorare il tono dell’umore,

* favorire una sensazione di riconoscimento e presenza.

Il corpo, in altre parole, continua a “capire” anche quando la mente fatica. Uno shiatsu condotto con attenzione, lentezza e ascolto può diventare un canale di comunicazione non verbale, spesso più efficace di molte parole.

Comunicazione non verbale e riconnessione interna: il cuore dello shiatsu nella demenza

È importante portare l’attenzione su un aspetto a cui, ancora oggi, viene dato troppo poco peso: la comunicazione non verbale.

Nella demenza, quando il linguaggio verbale si impoverisce o si perde, è proprio il corpo a diventare il principale veicolo di relazione.

Attraverso lo shiatsu, la persona con demenza può instaurare un rapporto sottile e profondo prima di tutto con sé stessa, ristabilendo — anche solo per brevi momenti — un collegamento tra psiche, mente e corpo.

Questo processo avviene grazie al contatto presente e consapevole dell’operatore, che non “fa” semplicemente una tecnica, ma è lì, focalizzato, in ascolto, realmente presente nella relazione. La ricerca, come quella condotta dall’équipe del dott. Antonio Cerritelli, ha evidenziato come la qualità della presenza dell’operatore influisca direttamente sugli effetti regolatori del trattamento.

La pressione nello shiatsu ha caratteristiche molto precise: è perpendicolare, mantenuta e costante. Non è invasiva, non è casuale. È un contatto che sostiene e accompagna, permettendo alla persona fragile di ritrovare, per un istante, una connessione interna.

Quando questa connessione si ristabilisce, anche solo parzialmente, accade qualcosa di fondamentale: diventa possibile la comunicazione con l’esterno.

Il sistema nervoso parasimpatico inizia ad attivarsi. Il corpo si rilassa, si apre, reagisce. A volte in modo evidente, altre in modo più sottile. Ma qualcosa si manifesta.

Cosa succede, concretamente?

lo sguardo diventa più presente,

ricompare una luce negli occhi,

il corpo si distende,

il movimento, anche se lento, acquista una direzione e una qualità armonica,

il volto si fa più morbido,

talvolta emerge un pensiero logico, una parola, un gesto intenzionale.

Magari solo per un istante. Ma quell’istante è comunicazione.

La persona con demenza non smette di essere un essere vivente attivo. Vive, sente, reagisce. Spesso siamo noi a non riconoscerlo, perché guardiamo solo ciò che manca e non ciò che ancora c’è.

L’interno della persona con demenza può essere confuso, frammentato, come un puzzle i cui pezzi non sembrano più combaciare. Lo shiatsu parte proprio da lì: dal ricollegamento interno. E se sappiamo ascoltare, percepire, osservare senza fretta, possiamo vedere che da quella riconnessione nasce un tentativo di espressione verso l’esterno.

Sta a noi tornare all’essenza dell’ascolto e della relazione.

Lo shiatsu può favorire questo processo in modo gentile, rispettoso, attento e professionale.

Cosa dice la ricerca scientifica

Negli ultimi anni sono stati pubblicati studi (soprattutto pilota) che hanno osservato come pratiche corporee e di tocco – tra cui massaggio e shiatsu – possano avere effetti positivi su:

* sintomi depressivi nelle persone con Alzheimer,

* agitazione e irrequietezza,

* qualità del sonno,

*benessere emotivo generale.

In particolare, alcune ricerche indicano che lo shiatsu, se integrato in un contesto di cura rispettoso, può contribuire a ridurre la percezione di stress e favorire una maggiore calma, senza gli effetti collaterali tipici dei farmaci sedativi.

È importante essere chiari: non si tratta di evidenze miracolose né definitive. Ma i risultati sono sufficientemente solidi da indicare lo shiatsu come una pratica sensata, sicura e potenzialmente utile, se ben utilizzata.

Shiatsu e disturbi comportamentali: un aiuto possibile

Molti familiari si confrontano con momenti difficili: agitazione, nervosismo, insonnia, oppositività. Spesso questi comportamenti non sono “la demenza che peggiora”, ma una risposta a stress, paura, dolore o disconnessione interna.

Lo shiatsu può aiutare perché:

* rallenta i tempi,

* abbassa il livello di attivazione corporea,

* trasmette contenimento e sicurezza,

* non richiede prestazioni cognitive.

In alcune persone, dopo il trattamento si osservano maggiore quiete, un respiro più profondo, una disponibilità diversa alla relazione. Non sempre, non in tutti, ma abbastanza spesso da meritare attenzione.

A chi è indicato (e a chi no)

Lo shiatsu può essere indicato per persone con demenza lieve, moderata e anche avanzata, purché:

* sia adattato alle capacità e ai bisogni della persona,

* venga effettuato da un operatore formato e consapevole del contesto della demenza,

* sia preceduto da una valutazione dello stato di salute generale.

È invece da evitare o rimandare in caso di dolore acuto non indagato, infezioni in corso, fratture recenti o forte opposizione espressa dalla persona.

Lo shiatsu non deve mai essere imposto: se il corpo dice “no”, quel no va rispettato.

L’importanza di affidarsi a professionisti qualificati

Il mondo dello shiatsu comprende diversi stili e modalità operative. Proprio per questo è fondamentale affidarsi a professionisti qualificati, che:

abbiano seguito una formazione almeno triennale, siano associati a federazioni o associazioni di settore, abbiano maturato esperienza specifica nella demenza, lavorino con attenzione, presenza e rispetto del limite.

Nella demenza, la qualità del tocco conta più della tecnica in sé.

Un messaggio per i familiari

Prendersi cura di una persona con demenza significa spesso cercare strade nuove, meno rumorose, meno invasive. Lo shiatsu non è una soluzione a tutto, ma può diventare uno spazio di tregua, un momento in cui la persona non deve capire, ricordare o fare, ma solo essere.

In un mondo che chiede continuamente prestazioni, il tocco consapevole restituisce dignità, presenza e umanità.

E questo, nella demenza, non è poco: è essenziale.

Si ringrazia Arianna Cioverchia, scuola Shiatsu IRTE FVG per il prezioso contributo

“Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo.” — Alexander Lowen

Contattaci se desideri ricevere ulteriori informazioni sui nostri gruppi shiatsu per persone con demenza e per i loro familiari.

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