Scuola Shiatsu IRTE

L’anziano: la saggezza nel Mondo.

di Arianna Cioverchia

Pensare ad una persona anziana mi collega ad un’immagine: un volto segnato dalle rughe e dagli occhi luminosi, ricco di calma, con un corpo  dai movimenti lenti, una presenza sobria ed essenziale. 

Considero anche gli anziani delle vecchie tribù indigene, loro che vivevano – e forse ancora vivono – legati alla natura e dove la persona più vecchia rappresenta il saggio che sa cosa fare, cosa dire, che direzione prendere per il vivere sano della società/tribù.

Oggi, purtroppo, l’anziano, in occidente “il nonno”, risulta essere una persona spesso in difficoltà fisicamente e mentalmente, con forti problematiche nel vivere nel mondo attuale.

Il nostro mondo ha caratteristiche troppo veloci per lui, con mezzi e strumenti difficili da comprendere ed utilizzare.

Una volta – già – una volta, gli anziani facevano parte della vita famigliare: si viveva insieme in grandi case, abitate da donne e uomini di varie età, legati da rapporti di parentela. Ognuno aveva il suo posto e i suoi compiti: dal piccolo nato all’anziano.

Questi luoghi abitativi non esistono più, o sono pochissimi. Siamo sempre più solitari, viviamo in piccole case, in famiglie ristrette o addirittura “single”.

La nuova struttura sociale ha portato ritmi veloci, tempi stretti, una vita prevalentemente lavorativa, vissuti spesso scollegati dagli altri ma collegati ai social ed al mondo virtuale.

È l’evoluzione del mondo.

Rimane indietro, però, l’anziano.

Una volta esisteva la figura del Saggio, colui a cui chiedere consiglio, lui che con la sua esperienza sapeva cosa era giusto fare e non fare. A lui si portava un rispetto particolare, lo si accudiva fino alla fine della Vita, con amore e gentilezza, riconoscendo e ringraziando per tutto quello che donava con la sua presenza. 

Certo, molto poetico! Non dico che non ci siano anziani “rompini”! Ognuno ha il suo personale carattere e modo di stare nel mondo.

I miei nonni avevano dei comportanti, a volte, disturbanti e non piacevoli, però riconoscevo in loro l’essere anziani, l’aver vissuto ed avere un bagaglio di esperienze a me, bimba, mancante.

Attualmente l’anziano fa fatica a stare in società, soprattutto se non ha una famiglia che può accudirlo ed, anche, non ha possibilità economiche per stare in luoghi adatti a lui, aspettando la fine della vita in modo dignitoso e sereno.

Nella professione di operatore shiatsu, ho la fortuna di collaborare con un Centro Alzheimer e stare in relazione con gli anziani.

Posso continuare a studiare, tramite loro, il momento della Vita in cui, secondo le Medicine Classiche Cinesi, si va verso l’Acqua, verso l’Acqua profonda: la cessazione della vita.

Dopo essere nati, essere arrivati in questo mondo, aver vissuto e fatto esperienza, dal piccolo infante, all’adolescente, all’adulto nella sua piena consapevolezza, si va inevitabilmente verso il finire, cioè l’anziano e la morte fisica.

È la legge della vita, di tutte le creature.

Con loro, con i frequentatori del centro, continuo a scoprire la bellezza del loro vivere, anche se a volte faticoso e sofferente.Comunque sia, è Vita.

Posso raccontare quel che capita durante i trattamenti shiatsu.

Emerge in loro presenza e lucidità, magari per pochi attimi; posso comprenderlo dal respiro quieto, dal corpo rilassato, dalle sensazioni che si manifestano, ad esempio possono esserci anche sguardi di paura ma anche di serenità, nonché ricollegamenti interni con racconti vividi del passato e perché no del presente. 

In quell’istante sono consapevole di vivere una forte esperienza: essere presente in un momento della vita che va verso la fine, tutto ciò grazie alla persona anziana.

Posso scoprire la saggezza delle loro parole, dei loro racconti, dei loro movimenti lenti ed ancora presenti, mi sento di essere nella piena celebrazione della Vita.

L’essere umano ha un inizio ed una fine, ha il suo processo, come noi operatori shiatsu studiamo, tramite la legge dei cinque movimenti energetici. 

Visibilmente “fa delle cose” sul pianeta terra: nasce, cresce, studia, lavora, crea, distrugge, realizza, vive in famiglia o in gruppi, sta in società, insomma vive le sue esperienze.

L’anziano riassume tutto il vissuto nel corpo che vediamo andare verso il decadimento.

Se è riuscito a vivere il suo tempo con consapevolezza e presenza, penso che lascerà il Mondo Manifesto nello stesso modo.

Sono utopica? Può essere.

Mi piace credere che oltre all’affaccendarsi, oltre al vivere quotidiano, le nostri parti più sottili e profonde, desiderano andare verso l’evoluzione, verso l’Uomo Nobile.

In certi anziani, nella brillantezza del loro sguardo, nello Shen, ciòè svelato.