Scuola Shiatsu IRTE

Grunf e Gennaro

di Gianni Toselli.

Facciamo un salto nel tempo, che ne dite?

Vi porto con me a viaggiare in una breccia temporale che scorre a cavallo tra un venerdì dei tempi attuali e un giorno nella preistoria. Un confronto tra due giornate, vissute una dall’Homo sapiens del 2026 e l’altra dall’Homo sapiens di 5.000 anni fa.

Sì, perché fa strano, ma sempre di Homo sapiens si tratta.

Ricordiamoci che la preistoria termina convenzionalmente, nelle prime civiltà che svilupparono la scrittura, attorno al IV millennio a.C.; questo passaggio segna l’inizio della storia vera e propria.

Il contesto

Venerdì 5 giugno 2026, ore 15:30. Il quarantaseienne Gennaro è appena tornato, in auto, dal lavoro in ufficio: giornata breve ma stressante, trascorsa praticamente sempre seduto. Da lì quei 19 chili di troppo di cui va palesemente orgoglioso perché sostiene siano la sua “ciambella addominale del potere”, ma che comportano sicuramente numerosi effetti collaterali e sua moglie ne sa qualcosa.

Gennaro, dunque, è arrivato a casa, grugnisce qualcosa verso la moglie, non tenta nemmeno un bacino sulla guancia e si spalma sul divano con la sua Pepsi dietetica che lui continua ostinatamente a considerare una scelta salutare.

Andiamo indietro di 5.000 anni. Per quel poco che conta, il 5 giugno del 2975 a.C. è un lunedì.

Grunf non lo sa che è lunedì, perché il calendario non l’hanno ancora inventato. È appena tornato dall’ennesima battuta di caccia, iniziata all’alba insieme a Gronf e Tsuk, i migliori cacciatori della tribù.

Lui, a 46 anni, spera di arrivarci. Di anni ne ha la metà ma ne dimostra il doppio, anche se le cicatrici lasciate dalle lotte con gli animali lo fanno molto figo. Lui comanda perché è il più coraggioso, perché difende sempre gli altri. Tutta la giornata l’ha passata a correre e a correre e ancora a correre, mica come Haak che la scorsa primavera si è fermato a riposare ed è diventato uno snack per un grosso felino.

Di donne ne ha tre, compresa quella che era di Haak. Le dicerie sono terribili da sempre: secondo alcuni è stato proprio Grunf a suggerire ad Haak di riposarsi…

Caccia scarsa, solo poche uova, peraltro neanche buone. Lui ha fame e tutti hanno fame ma, succeda quel che succeda, per proseguire la specie tre minuti se li può sempre prendere.

La missione

Gennaro lo sente che, 5.000 anni prima, un suo progenitore ha fatto qualcosa di grande, di fantastico: è sopravvissuto, si è riprodotto e poi ha grugnito, anche se in realtà poteva parlare ma, si sa, in certi momenti un grugnito ci sta sempre bene.

Non fosse stato per Grunf, il nostro Gennaro non esisterebbe.

Anche se in casa, con il condizionatore a manetta, si sta troppo bene; anche se ha già preso tre volte la broncopolmonite in estate perché tiene 16 gradi quando fuori ce ne sono 35; anche se sta giusto iniziando a sudare la Pepsi, lui vuole uscire. Sente la spinta di quei pochi infinitesimi rimasugli dello spirito di Grunf che risiedono ancora in lui.

Sì, davvero. Gennaro è un grande. Vuole andare a caccia, vuole sfidare l’ambiente ostile, vuole tornare vincitore.

Esce di casa, prende l’ascensore dal primo piano, raggiunge l’automobile parcheggiata nello spazio dei disabili utilizzando il contrassegno della zia, poi guida in mezzo a inferociti automobilisti, pedoni, ciclisti, altri pedoni e ancora monopattini che sembrano volerlo investire.

Siiiii, finalmente libero sulle sue quattro ruote… fermo nel traffico.

Poi riparte a passo d’uomo e si sente un grande ad evitare le preferenziali, finendo a lottare per il parcheggio con una piccola e insulsa utilitaria.

Ma non ha ancora vinto.

Rimangono le insidiosissime scale mobili, gli aggressivi, devastanti e cigolanti carrelli, gli appostamenti interminabili al reparto macelleria con il bigliettino numero 96 quando stanno servendo il 48.

Ma lui è un grande. Lui sente che quell’ambiente ostile non prevarrà. Sarà lui il vincitore. Sarà lui che porterà a casa la vaschetta con le bistecche di carne bovina da cucinare nella friggitrice ad aria.

Eh, l’ambiente, l’ambiente…

Non dirlo a Grunf.

Comunque stasera nella grotta non si mangia. E non si esce dalla grotta sino a domattina. Troppi pericoli, troppo buio. Nemmeno un lampione a LED nella giungla. Troppa la fame degli animali e degli insetti.

Meno male che sa accendere il fuoco. Attira le zanzare e le cimici, ma almeno tiene lontani i grossi felini.

Poi ci sono quelle luci nel cielo. Una quantità infinita di puntini. Grunf ha sempre pensato che fossero occhi di animali pronti a cacciarlo. Solo una luce più forte poteva vincere.

Così, dopo un’ altra serie di grugniti, arriva la mattina. Avesse un orologio, sarebbero le quattro: abbastanza luce per vedere, non abbastanza per farsi vedere.

E allora corri, Grunf, corri.

Appostati.

Affronta sabbie, terreni e fiumi.

Catturalo quell’animale.

E portalo a casa… pardon, in grotta.

Perché per arrivare a Gennaro manca ancora tanto tempo.

Ecco, vedete, quello che mi colpisce dei cambiamenti ambientali è proprio questo: quanto siamo ancora mossi dai nostri meccanismi animali e quanto quei meccanismi trovino una realizzazione in un ambiente che non è quello per cui erano nati.

Siamo passati dal difenderci dagli animali al difenderci dalle altre persone, senza combattere con le unghie.

Siamo passati dalla caccia nella savana alla caccia di un parcheggio, dalla fatica fisica allo stress.

Anzi, a proposito…

Ma, alla fine, secondo voi Grunf era stressato?

Adesso vi “beccate” qualche dato sull’ambiente fiduciosi che, dopo i dati, arriverà una news interessante, fresca fresca.

Secondo il Rapporto ISPRA “Stato dell’Ambiente in Italia 2025”, il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato nel nostro Paese dal 1961, con una temperatura media superiore di 1,33 °C rispetto al trentennio di riferimento. Nello stesso tempo, l’Italia ha ridotto le emissioni di gas serra del 26,4% rispetto al 1990, pur rimanendo ancora distante dagli obiettivi europei al 2030. Dati che confermano come la sostenibilità non sia più una scelta opzionale, ma una necessità concreta per la tutela dell’ambiente, dell’economia e della qualità della vita delle future generazioni.

Ecco, tutto questo Grunf non poteva saperlo, doveva solo preoccuparsi di correre e correre, difendersi e grugnire.

E Gennaro? Il buon Gennaro?

Sapete che, in fondo, Grunf e Gennaro sono meno diversi di quanto pensiamo: cambia l’ambiente, ma resta la sfida di adattarsi ad esso senza dimenticare la nostra natura.

Sappiate comunque che il nostro contemporaneo ha letto il rapporto di cui sopra e, pensate voi, ha iniziato una dieta vegana suggerita da sua cugina. Va al lavoro a piedi (sono 500 metri), preferisce la finestra spalancata rispetto al condizionatore, la sera va al parco e addirittura all’arena cinematografica del quartiere. Ha imparato a sudare in modo dignitoso e, soprattutto, Gennaro ha ricominciato a grugnire!