Scuola Shiatsu IRTE

Il silenzio che precede il sintomo.

di Marco Pozzati

Non esiste una vita priva di attriti, di perdite, di periodi in cui tutto sembra più pesante da reggere.

Ci sono tensioni che nascono nel lavoro, nelle relazioni, nella famiglia; altre volte ci troviamo semplicemente ad attraversare una sofferenza, un cambiamento, un momento difficile. 

La salute mentale non si misura dall’assenza di queste fasi, ma da ciò che accade mentre le attraversiamo.

Possiamo incontrare momenti di ansia, di crisi, di preoccupazione senza che questo significhi necessariamente essere malati. Fa parte della vita attraversare situazioni che mettono alla prova le nostre capacità e le nostre risorse. Diventa importante riuscire a riconoscere ciò che stiamo vivendo, comprendere i nostri limiti e trovare il modo di affrontarle senza perdere il nostro equilibrio.

Anche la capacità di creare e mantenere relazioni sane ha la sua importanza. Poter costruire rapporti basati sul rispetto, sull’ascolto e sulla reciprocità può rappresentare una risorsa importante nei momenti di difficoltà. Ma non tutte le relazioni sono una risorsa: nella nostra vita può essere necessario imparare a distinguere ciò che ci arricchisce da ciò che ci impoverisce, ciò che ci sostiene da ciò che, nel tempo, diventa fonte di sofferenza.

In questa prospettiva, la salute mentale non riguarda soltanto il modo in cui affrontiamo ciò che accade nel presente. Ha a che fare anche con ciò che facciamo delle esperienze che attraversiamo.

Nella visione delle Medicine Classiche Cinesi troviamo, a questo proposito, un concetto particolarmente interessante: lo Shen, che ha la sua dimora nel Cuore.

Possiamo pensarlo, senza entrare nei suoi aspetti più propriamente teorici, come quella dimensione profonda attraverso la quale ciò che viviamo viene accolto, vissuto e progressivamente elaborato, perché possa diventare esperienza e insegnamento, sia sul piano psicoemotivo sia, a un livello più sottile, su quello spirituale.

Nel corso della vita incontriamo persone, affrontiamo difficoltà, proviamo emozioni, cambiamo. Alcune esperienze sembrano passare senza lasciare traccia; altre rimangono con noi e, nel tempo, possono modificare il nostro modo di guardare noi stessi, gli altri e ciò che ci accade.

È anche attraverso questo continuo processo che costruiamo la nostra esperienza e la possibilità di evolvere.

L’equilibrio, del resto, non è qualcosa che raggiungiamo una volta per tutte. È più simile al camminare: a ogni passo perdiamo per un istante l’equilibrio e, a ogni passo, lo ritroviamo.

Ci sono momenti in cui questo processo è quasi impercettibile e altri in cui può risultare più faticoso. Per inerzia o per una sorta di automatismo, possiamo rimanere ancorati ad abitudini acquisite nel tempo, senza accorgerci che il nostro equilibrio è già cambiato.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più difficili da riconoscere: non sempre chi sta attraversando una difficoltà sa di stare attraversando una difficoltà.

Ci abituiamo a ciò che non ci fa stare bene. Impariamo semplicemente a conviverci, fino a considerarlo parte normale della nostra vita.

È qui che può diventare importante fermarsi e ascoltare.

Non per cercare una spiegazione a ogni disagio, né per trasformare ogni sensazione in un messaggio da decifrare. E nemmeno per sostituire con l’ascolto ciò che richiede l’intervento di un medico o di uno psicologo.

Semplicemente, per tornare a prestare attenzione a noi stessi.

È anche uno degli spazi nei quali può collocarsi lo Shiatsu. Il contatto offre la possibilità di fermarsi per un momento, sottrarsi al ritmo abituale e ritrovare una forma di attenzione verso di sé.

Non è una risposta a tutto e non vuole esserlo.

Può però accompagnare un percorso di cura e di consapevolezza, offrendo uno spazio nel quale fare esperienza di un ascolto diverso, attraverso il contatto e la relazione.

Perché stare bene non significa non incontrare più difficoltà, né riuscire sempre a mantenere il proprio equilibrio. Significa anche accorgersi quando qualcosa ci ha spostato e avere la possibilità di ritrovare una direzione.

Il 10 ottobre, Giornata Mondiale della Salute Mentale, può essere semplicemente un’occasione per ricordarcelo.

E forse possiamo cominciare da una domanda:

Da quanto tempo non ci fermiamo davvero ad ascoltare ciò che sta accadendo dentro di noi?