di Diego Pedrazzoli
“Papà, guarda!”
Mattia era accovacciato vicino al bordo del sentiero. Con un dito indicava qualcosa di minuscolo che emergeva dalla terra scura.
Un germoglio sottile, verde chiaro, che sembrava quasi fragile.
Il padre si chinò accanto a lui. “Sì, lo vedo.”
“Ma com’è che riesce a uscire da lì sotto? La terra è dura.”
“Lo è. Ma in primavera qualcosa dentro la pianta comincia a muoversi. Non può più restare chiuso sotto terra.”
“E quindi esce?”
“Esatto. Spinge.”
Il bambino osservò il germoglio con attenzione. “Quindi cresce perché vuole uscire?”
“Più o meno. In primavera la vita non riesce più a restare ferma. Deve muoversi.”
Si alzarono e ripresero a camminare. Il bosco stava cambiando. I rami degli alberi non erano ancora pieni di foglie, ma le gemme erano gonfie e il vento muoveva tutto con una certa fretta.
“Lo senti?” chiese il padre.
“Il vento?”
“Sì. In primavera c’è sempre. Muove i rami, piega le foglie, porta in giro i semi.”
Mattia guardò gli alberi. “È come se tutto si svegliasse.”
“È proprio così.” Il padre osservò i rami sopra di loro.
“In inverno la natura sembra ferma. Poi arriva la primavera e, all’improvviso, qualcosa comincia a spingere da dentro. Le gemme si aprono, i rami cercano spazio, le piante crescono verso l’alto.”
Mattia seguì con lo sguardo un ramo giovane che si allungava verso il cielo.
“È come se volessero uscire.”
“Sì. Crescere è proprio questo.”
“Perché la primavera è movimento. Non è una stagione tranquilla come sembra. È piena di energia che spinge.”
“Spinge dove?”
“Verso fuori. E verso l’alto.” Il padre indicò gli alberi. “Guarda i rami. Non crescono verso il basso, vero?”
“No.”
“Cercano il cielo. Sempre.”
Il bambino rimase qualche secondo in silenzio.
“Ma succede solo agli alberi?”
Il padre sorrise.
“No. A tutta la natura, gli animali e anche a noi.”
“Davvero?”
“Sì. In primavera anche dentro di noi qualcosa si muove.”
Mattia lo guardò incuriosito.
“Tipo cosa?”
“Magari ti vengono più idee. Hai voglia di muoverti, di fare cose nuove, di iniziare qualcosa.”
Mattia ci pensò un attimo.
“A me succede quando voglio costruire qualcosa.”
“Esatto. È la stessa energia.”
Il padre indicò i rami intorno a loro.
“Molto tempo fa i saggi cinesi osservavano queste cose con molta attenzione. Cercavano di comprendere la natura, i cicli e come funziona. Per loro ogni stagione aveva una caratteristica diversa.”
“Tipo?”
“La primavera, dicevano, è l’energia del Legno.”
Mattia strinse gli occhi.
“Legno… come gli alberi?”
“Esatto. Il legno cresce, si espande, cerca spazio. Non resta fermo.”
Il sentiero stava ormai uscendo dal bosco e si vedevano le prime case del paese.
“Per loro,” continuò il padre, “questa forza dentro il corpo è guidata soprattutto da un organo.”
“Quale?”
“Il Fegato.”
Mattia lo guardò incuriosito.
“Il fegato?”
“Sì. Lo chiamavano il generalissimo.”
Mattia scoppiò a ridere.
“Un generale?”
“Proprio così. Il generale che organizza l’esercito.”
“E l’esercito cos’è?”
“L’energia del corpo.”
Il padre fece una pausa.
“Il fegato ha il compito di assicurare la libera circolazione dell’energia: fa in modo che non ristagni e che possa arrivare dove serve.”
Mattia annuì.
“Come un generale che manda i soldati dove servono.”
“Esatto. E aiuta anche a organizzare le difese del corpo… quelle che ci proteggono quando fuori ci sono freddo, vento o cose che possono farci ammalare.”
“Quindi controlla un sacco di cose.”
“Sì. E grazie a questa organizzazione rende possibile anche qualcosa di molto umano.”
“Cosa?”
“La visione.”
“La vista?”
“Anche quella. Per le medicine cinesi infatti il fegato è legato proprio agli occhi. L’organo di senso del Legno è la vista: la capacità di vedere una direzione.”
Mattia guardò il sentiero davanti a loro.
“Tipo immaginare un progetto?”
“Esatto. Immaginare qualcosa e portarlo avanti.”
Camminarono ancora qualche passo.
“Papà… ti devo dire una cosa però non ti devi arrabbiare ok?
“Va bene cucciolo, dimmi.”
“Papà, oggi ho litigato a scuola.”
“Ah sì?”
“Con James.”
“Cos’è successo?”
Mattia fece spallucce.
“Mi ha preso il pennarello mentre stavo disegnando. Io gli ho detto che non poteva farlo. Poi lui mi ha spinto e io l’ho spinto più forte.”
Il padre annuì.
“E dopo?”
“Dopo ero ancora arrabbiato.”
Il padre annuì.
“Succede.”
“Ma perché?”
“Perché dentro di te c’era molta forza in quel momento. Quando questa energia trova spazio diventa idee, movimento, creatività.
Ma quando si blocca continua comunque a spingere per uscire… e se non trova una strada può diventare difficile da contenere e trasformarsi in rabbia.”
Mattia lo guardò pensieroso.
“Davvero?”
“Sì. Quando l’energia del legno è forte, dentro di noi c’è molta spinta. Voglia di fare, di cambiare le cose, di muoverci.”
“Tipo quando mi vengono in mente mille cose da fare?”
“Esatto. Quando questa energia è in equilibrio diventa creatività, progettualità, entusiasmo.”
“E quando non è in equilibrio?”
Il padre lo guardò per un momento.
“Dimmi una cosa… quando James ti ha preso il pennarello, cosa hai fatto?”
Mattia fece una smorfia.
“Scommetto che gli hai anche puntato il dito contro… e hai iniziato ad alzare la voce. Magari stavi quasi per gridare.”
Mattia abbassò lo sguardo e sorrise un po’.
“Sì…”
“Ecco. Quando l’energia del legno si blocca succede spesso così: il corpo si tende, la voce si alza, i gesti diventano più duri. L’energia cerca spazio per uscire, non lo trova e allora può trasformarsi in rabbia, aggressività, impazienza, intolleranza.”
Mattia abbassò lo sguardo.
“Come oggi.”
“Può succedere.”
Il padre indicò un giovane albero poco lontano.
“Guarda quel ramo.”
Il ramo cresceva diritto verso l’alto.
“Vedi come spinge?”
“Sì.”
“Se trova spazio cresce forte e flessibile. Ma se trova ostacoli…”
Il padre piegò leggermente un rametto.
“…comincia a irrigidirsi.”
Mattia annuì.
“È un po’ come quando uno si incavola.”
“Esatto.”
Nel frattempo erano arrivati in paese. Alcune persone camminavano veloci lungo la strada, due uomini discutevano davanti al bar.
Il padre si fermò.
“Vedi?”
“Cosa?”
“Le caratteristiche del legno non si vedono solo negli alberi. Si vedono anche nelle persone.”
Mattia osservò un uomo che parlava con voce alta e gesticolava.
“Quello lì?”
“Per esempio.”
“Perché?”
“Guarda il corpo.”
Mattia osservò meglio.
“Ha le braccia incrociate.”
“Sì.”
“E la faccia tesa.”
“Guarda la mandibola è contratta, serrata.”
“E parla forte.”
“Esatto bravo Matti!”
“Quando la forza del legno si blocca succede spesso. Le persone diventano più reattive. I gesti si fanno più duri. A volte diventano gesti di rimprovero.”
Mattia guardò un altro uomo attraversare la piazza con passo rapido, lo sguardo dritto davanti a sé, come se sapesse esattamente dove andare.
“Però non tutti sono arrabbiati.”
“No. Quando il legno è in equilibrio si vede in un altro modo.”
“Come?”
“Guarda per esempio l’uomo che stavi osservando, quello che attraversa la piazza. Sembra muoversi con direzione. Come se sapesse dove sta andando… perché prima ha preso una decisione.”
“Decisione?”
“Sì. In medicina cinese c’è anche un altro organo legato al legno: la vescicola biliare.”
“Cosa fa?”
“Dirige e decide. Aiuta a distinguere cosa è utile e cosa non lo è e sostiene la determinazione: la capacità di scegliere una direzione e portarla avanti.”
Mattia guardò la piazza.
“Quindi la primavera è quando tutto cresce… e anche noi dobbiamo scegliere dove andare o cosa fare.”
Il padre sorrise.
“È una buona sintesi.”
Camminarono ancora qualche passo.
“Papà.”
“Sì?”
“E se uno è sempre arrabbiato?”
“Allora spesso l’energia è bloccata.”
“E cosa si può fare?”
Il padre rimase qualche secondo in silenzio.
“Si può aiutare il corpo a ritrovare il suo equilibrio.”
“Come?”
“Per esempio con lo shiatsu.”
Mattia lo guardò incuriosito.
“Cos’è?”
“È un trattamento che si fa con le mani sul corpo.”
“E cosa c’entra?”
“Lo shiatsu aiuta l’energia del corpo a scorrere meglio. Si fanno delle pressioni particolari su alcuni canali dove scorre questa energia. Così il Qi riprende a muoversi e il corpo ritrova il suo equilibrio”
“E cos’è il Qi?”
“Ti ricordi quando abbiamo visto il film Kung Fu Panda 3?”
“Sì.”
“Cosa doveva fare Po nel villaggio dei panda?”
“Doveva imparare a maneggiare il Qi! Ora ho capito… è quell’energia arancione che poi ha usato nel combattimento finale?”
“Sì, anche se il Qi non è proprio arancione come lo hanno mostrato nel film.”
Il padre toccò il braccio di Mattia.
“Nel nostro corpo questa forza scorre ovunque. In primavera si riflette molto anche nei muscoli e nei tendini, i tessuti che la medicina cinese associa al movimento del Legno.”
“Quelli che ci fanno muovere?”
“Esatto. Quando queste zone sono troppo tese l’energia fatica a scorrere. Quando invece si sciolgono, il movimento torna più libero.”
“E allora anche la rabbia si calma?”
“Spesso sì. L’energia riprende a muoversi e la mente ritrova chiarezza.”
“E torna la creatività?”
“Molto spesso sì.”
Mattia pensò al suo disegno lasciato a metà.
“Quindi lo shiatsu aiuta il generale?”
Il padre rise.
“Possiamo dirla così.”
Arrivarono al centro della piazza. Alcuni bambini giocavano con una palla. Un cane correva dietro a un bastone.
Il vento di primavera attraversò la strada sollevando qualche foglia secca rimasta dall’inverno.
Mattia guardò il cielo.
“Papà.”
“Sì?”
“Quindi la primavera è quando tutto decide di crescere e muoversi?”
“Sì.”
“Gli alberi.”
“Sì.”
“Le persone.”
“Anche.”
Il bambino sorrise.
“Allora domani provo a non litigare.”
Il padre gli appoggiò una mano sulla spalla.
“Non è necessario essere perfetti.”
“E cosa serve?”
“Ricordarsi che quella forza che senti dentro non è fatta per distruggere.”
“E per cosa?”
Il padre sorrise.
“Ti ricordi il germoglio che abbiamo visto nel bosco?”
Mattia annuì.
“Per farsi strada e crescere.”
Mattia rimase qualche secondo in silenzio.
“Papà…”
“Sì?”
“Quindi lo shiatsu è nato perché qualcuno, tanto tempo fa, ha guardato bene come funzionano le cose… la natura, gli alberi, le stagioni…”
Il padre lo ascoltava.
“E ha capito che anche dentro di noi funziona allo stesso modo.”
Mattia fece una piccola pausa.
“E allora ha inventato un modo per aiutare il corpo quando l’energia si blocca.”
Il padre sorrise.
“Si amore mio, possiamo dirla proprio così.”
