di Cecilia Bonazzi
Qual è stata la giornata più felice della nostra vita ?
Io non saprei rispondere…
Forse, ognuno di noi può avere un ricordo vago o netto al quale aggrapparsi (la nascita di un figlio, il matrimonio, una vacanza, ecc.), ma se cerchiamo di riprodurre quella giornata, fatta di ore, minuti, attimi, il risultato potrebbe essere sorprendentemente differente.
Se si chiedesse a dieci persone cos’è la felicità, molto probabilmente avremmo dieci risposte distinte e se facessimo la stessa domanda a cento persone, otterremmo cento risposte personalizzate, che andrebbero dalla gioia incontenibile, al benessere fisico, emotivo, psichico/psicologico, spirituale, materiale-economico, ecc.
Possiamo convenire tutti che la felicità è uno stato di benessere (meglio se prolungato), ed occorrerebbe quindi chiedersi “cos’è il benessere?”
Risposta: “L’assenza di malessere”, la prima scontata risposta. Punto.
Etimologicamente felicità deriva dal latino “felicitas” spesso associato a concetti di fortuna e benessere duraturo e proviene da “felix”, che significa “fecondo”, “prospero” o “fortunato”. La radice “fe” indica abbondanza prosperità, ma nel tempo ha assunto connotazioni più astratte ed emozionali.
Prima dei latini i greci definivano la felicità non come accumulare ricchezze, ma come il liberarsi degli affanni (Democrito), tendere al bene morale e alla verità (Socrate e Platone) e, soprattutto, era un obbiettivo personale dove la saggezza ne era la prima condizione
La felicità, momento ricercato ma altrettanto inafferrabile , ha sempre attirato l’umanità per scovarne il segreto ed avere una vita lunga, appagante, diventando pian piano commerciale come un oggetto da comprare e da vendere, fino a ritrovarla nei media e nei libri di auto-aiuto.
“I soldi non fanno la felicità” è un detto ricorrente, ma qualche anno fa un collega mi disse: “I soldi non fanno la felicità, ma aiutano moltissimo”.
Fine della storia romantica della felicità. Chiuso argomento.
L’ora esatta della felicità
Sul tema in questione sono stati scritti trattati filosofici fin dall’antichità, son state fatte ricerche ed esperimenti psico-sociali, sociologici, psicologici; tutte le culture (e le religioni) se ne sono occupate, per trovare una ricetta, un’alchimia, ma ricette ed ingredienti magici non esistono, “perché la felicità è una sensazione che tutti cerchiamo ma che spesso troviamo quando smettiamo di cercare”.
Sono state spese parole e scritti racconti come “L’ora esatta della felicità” (Dete Meserve), “Il segreto della felicità” (di Coelho); poesie come “Il sabato del villaggio” (Leopardi), “Felicità” nelle strofe di vari autori quali Pascoli, Totò, Herman Hesse, Saba, Trilussa, fino a Pessoa che in “Quasi anima sorridi” conclude in poche righe chiedendo “perché per essere felici è necessario non saperlo?”
Madre Teresa di Calcutta scrisse due poesie, fra tante altre e la semplice unione di due titoli ci può dare uno spunto sul tema felicità: “Ama la vita” e “Non aspettare”, un chiaro invito ad amare la vita nelle sue varie manifestazioni e non aspettare che sia troppo tardi e ritrovarsi nel rimpianto di.
Simpaticamente Totò rispose ad una nota giornalista dell’epoca: “Vi sono momenti minuscoli di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza” (Totò intervistato da Oriana Fallaci, 1963)
“Per essere felici
Bisognerebbe vivere.
Ma vivere è la cosa
Più rara al mondo.
La maggior parte
della gente esiste, e
nulla più”
(Oscar Wilde)
Cosa ha a che fare la felicità con lo Shiatsu ?
Beh, intanto nello Shiatsu ci affidiamo e nel fare ciò ci mettiamo in discussione prendendoci cura di noi stessi consapevolmente, come riceventi, studenti, operatori o insegnanti; sì, perché non si finisce mai di imparare. Una consapevolezza vissuta nel profondo e non solo razionalizzata; una consapevolezza che apre il cuore ad una visione/percezione più empatica della vita-esistenza.
Quando una persona è felice può dire: “Mi si riempie il cuore di gioia”, “Mi scalda il cuore”; altri modi di dire che richiamano alla felicità sono: “Cuor contento non sente stento”, “Essere raggiante” (come il sole), “Felice come un re”, o “Felice come una Pasqua”; “Essere al settimo cielo”, “Toccare il cielo con un dito”. Sono tutte frasi, quelle citate che richiamano allo yang, al sole, il cuore, mentre Pasqua, nella sua accezione più pura, rappresenta il passaggio. La felicità, dunque, non è staticità, ma movimento e viene intimamente legata al cielo e, perché no, alla condivisione
Empatia, gioia, re, sono riconducibili al cuore e quindi al movimento fuoco; non a caso, quando ci sentiamo veramente felici, senza eccessi, percepiamo un fiducioso tepore venire da dentro e ci sentiamo più in contatto con ciò che ci circonda. Non siamo più foglie che alla prima folata di vento vengono disperse, ma diventiamo foglia, albero, vento.
Lo Shiatsu affonda le proprie radici nel taoismo in cui “l’azione senza sforzo” (Wu Wei) rappresenta il quieto allineamento con il naturale flusso dell’esistenza permettendo agli eventi di svolgersi: da ciò deduciamo che la felicità non è una meta, ma una danza con la natura che, pur incontrando ostacoli si adatta, scorre. Le pratiche di Tai-chi e Qi-gong ricordano proprio questo, una danza e lo Shiatsu praticato rispettando i cinque fattori ha qualcosa anch’esso di delicato, scorrevole, naturale; senza sforzo, senza rigidità, accogliente ed empatico.
L’essenza della felicità per molte culture è profondamente radicata con la natura, l’equilibrio spirituale ed interiore e il senso di appartenenza piuttosto che nel possesso materiale. Per i nativi americani il Grande Spirito scorre in tutti gli esseri viventi, così come il Qi per i Taoisti e diventa importante riconoscere l’interconnessione fra cielo, terra e tutti gli esseri.
Cos’è per me la felicità?
Scrivere di una cosa così effimera, ma allo stesso tempo pregnante come la felicità, non è stato semplice; così ho riletto l’articolo della collega Luciana Flesia “La ricerca della felicità” e mi sono ritrovata con un sorriso sereno e sincero. Con la sua esperienza Luciana ci spiega che ogni possibilità la troviamo già dentro di noi e non dobbiamo avere paura di essere felici; con ciò Luciana ci accompagna all’interno di noi stessi, invitandoci a non temere di trovare ombre o demoni, ma anzi, trasformando le paure, le preoccupazioni in qualcosa che non cambia la propria natura, ma la rende più vivibile, un compagno di viaggio che stimola la ricerca.
Come un percorso fino alla cima della montagna, la tanto agognata vetta che, una volta raggiunta ci permette di vedere un panorama mozzafiato, ma che dovremo inevitabilmente ridiscendere. Tante volte diciamo o ci sentiamo dire “è il percorso che conta, non la meta”, ma lo crediamo veramente ? Lo viviamo veramente nel profondo di noi stessi ?
Non ho risposte e preferisco crogiolarmi in una tristezza felice che mi richiama alla condizione di transitorietà ed impermanenza di ogni essere, di ogni cosa, azione o pensiero dove, però, la consapevolezza dell’ attimo fa la differenza nel vivere.
In fondo la felicità è fatta di resilienza, di flessibilità mentale ed emotiva che si muove fra il baratro più oscuro e la gioia incontenibile e nel momento in cui riusciamo ad accorciare la distanza fra questi due estremi, a renderla meno vertiginosa, l’equilibrio che percepiamo diventa meno sfuggente, un po’ più costante.
Come raggiungere ciò?
Niente ricette, niente ingredienti magici, ma vivere nel momento così com’è, osservando, respirando, ognuno a modo proprio pechè:
“La felicità è un bene vicinissimo, alla portata di tutti: basta fermarsi e raccoglierla”.
(Seneca)
