Articolo di Gianni Toselli
Lei: Gennaro, Gennariello mio, Gennà, ti amo con tutto il mio cuore.
Lui: Anche tu mi stai a cuore, Antonia.
Lei: Come ti sto a cuore?! Sentitelo! Anzi, leggetelo bene, visto che siamo due personaggi di un racconto! Io mi straccio il cuore per lui, e lui, cioè tu, mi ricambi sbattendomi in faccia un cuore freddo! Ma almeno mi dicessi che tutto il tuo cuore è per me, che mi doni il tuo cuore, che sono nel tuo cuore, che il tuo cuore è mio e il mio è tuo, e i nostri cuori insieme costruiscono l’universo.
Lui: Ma, ma, ma… quanti cuori! Mi sembra di essere in cardiologia; mi manda il cuore in gola sentire ciò.
Lei: Oh Gennaro, “ciò” lo dici a tua cugina o alla tua gatta, che sono pelose uguale.
Lui: No, Antò, non mi toccare i legami di sangue, gli intrecci ancestrali delle radici del cuore, quelli no!
Lei: Ma che sangue e che intrecci! Cerca di prendere la vita a cuor leggero, caro mio. Soppa se sei pesante!
Lui: Antonia, no, non puoi ferirmi il cuor. Sei tu che mi dichiari cotanto ardore, ma poi mi tieni distante dal cuor tuo.
Lei: Gennariello, sei tu che nel mio cuore ci ficchi una pietra e poi cos’è? Ma come parli? Ti sei mangiato un libro di Shakespeare fatto a cotoletta?
Lui: No, così no, non puoi. Tu mi fai salire la pressione arteriosa, poi il cuore fa fatica, lo sai.
Lei: Guarda, Gennaro, se ti va su la pressione possono essere solo tre cose: o le braciole di maiale che te ti mangi come fossero patatine, o il troppo sale, che tra un po’ metti anche nel cappuccino, oppure quelle pastiglie blu che mi dici siano mentine, ma secondo me ti faranno venire uno scoppio al cuore. Poi, come dire, servissero a qualcosa…
Lui: Antonia, no, no e poi no e no! Ferisci il mio orgoglio, la mia virilità, il mio ardore e la mia passione, così mi spezzi il cuore.
Lei: Amo’, se tu mi avessi veramente a cuore, non ti si spezzerebbe il cuore. E poi… e poi…
Lui: E poi cosa? Non mi lasciare con il batticuore!
Lei: Ma lascia stare. Cosa sto a spendere il mio cuore per te? Per forza che ti lascio con il batticuore! Sennò come faresti a vivere? Ah ah ah, e poi ah ah!
Lui: Cosa sogghigni, mi pari Crudelia. Sei una lama piantata nel cuore, sei come il sale messo per errore nel caffè, sei come le zucchine a gennaio, come le fragole a dicembre, come il caciocavallo…
Lei: OOOOH, Gennà! Hai seguito un webinar sulle inopportunità della vita? Ti vuoi specializzare nel fuori luogo, nel fuori stagione e nel fuori tempo? Poi alla sottoscritta va su il sangue, sale su dal cuore alla testa!
Lui: Tu hai un cuore di ghiaccio, ecco cos’è che hai. Ci potresti conservare i surgelati fino a casa, risparmieresti la borsa termica.
Lei: Ma per forza che ho il quore inghiacciato! Io voglio parole che scaldino il cuore. Vorrei che tu fossi il fornello della mia vita, il microonde delle mie emozioni, il caminetto della speranza, ah, il caminetto…
Lui: Si, ebbene si … come quella volta, hmmm, ancora ricordo l’emozione. Il crepitio del camino, i nostri balbettii, i battiti del cuore fin dentro alle orecchie, una roba da chiamare d’urgenza l’otorino e chiedere la sostituzione dei timpani.
Lei: Quale volta? Quella in cui ridevo di cuore?
Lui: Sì, quella. Quella in cui le tue risate riempivano l’aria e il mio cuore si nutriva di te.
Lei: Ma che sei? Un cannibale? Guarda comunque che a me il mio cuore mi sta a cuore, come mi sta a cuore il cuore delle persone a cui sto a cuore.
Lui: Eh, si vede che buon sangue non mente. Sei come mia suocera, cioè tua madre, la figlia di tua nonna.
Lei: Ecco, vedi? Hai il cuore da coniglio. Spiazzi me, il lettore e anche l’autore, che non capisce dove si è infilato e non sa come uscirne. Comunque, giusto per dare una mano a tutti, ti posso solo dire di non cambiare discorso, di non girarci attorno: vai al cuore di quello che senti e che vorresti dire.
Lui: Si, te lo dico allora, te lo dico. Mi tolgo un peso dal cuore… sniff sniff (nota: trattasi di pianto mal simulato).
Lei: Dimmelo, dimmelo dal cuore, dimmelo facendo gesti di cuore.
Lui: Sì, te lo dico, te lo dico battendomi le mani sul petto: Antonia io ti amo di cuore.
Lei: Contraccambio volentieri appoggiandomi le mani sull’ emitorace sinistro (nota: modo complicato di dire “sul cuore”). Contraccambio dal rosso intenso e profondo del mio cuore. Anch’io ti amo Gennaro.
Potete ora leggervi la citazione, poi non trascurate la nota finale.
Da un classico della filosofia cinese:
Tao Te Ching di Lao Tzu – capitolo 11
Trenta raggi condividono il mozzo della ruota; è il foro centrale che lo rende utile.
Modella l’argilla in un vaso; è lo spazio interno che lo rende utile.
Taglia porte e finestre per una stanza; sono i fori che la rendono utile.
Quindi il profitto deriva da ciò che c’è; l’utilità da ciò che non c’è.
Lao Tzu nel (capitolo 11 del Tao-Te-Ching) 2600 anni fa.
“Trenta raggi convergono nel mozzo, ma è il vuoto del mozzo l’essenziale della ruota.
I vasi son fatti di argilla, ma è il vuoto interno che fa l’essenza del vaso, mura con finestre e porte formano una casa, ma è il vuoto di essi che ne fa l’essenza.
In genere: l’essere serve come mezzo utile, nel non essere (nel vuoto) sta l’essenza”.
Nota finale per chi soffre, anche poco poco, della patologia del contare tutto, che si chiama aritmomania. Si tratta di una forma specifica di disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), in cui la persona sente un impulso irresistibile a numerare oggetti, calcolare o ripetere azioni numeriche (es. contare i gradini, le mattonelle o le auto) per alleviare l’ansia o scongiurare eventi negativi.
Ecco, sino a qui la parola “cuore” è stata scritta 44 volte, la parola “cuor” 6 volte.
Si tranquilli, ho contato anche la riga sopra 😊.
Però non ne ho contato uno, simile, nel testo, quale?
