Scuola Shiatsu IRTE

Shiatsu e Scuola: è possibile un dialogo a supporto degli alunni con disabilità o bisogni educativi/evolutivi specifici?

di Fabrizio Falaschi.

DSA, ADHD, DES, PEI, DOP, BES, PDP… solo a pronunciarli viene il mal di testa: e non li abbiamo elencati tutti!

Chi lavora come docente nella scuola, specie nel settore del sostegno, sa bene cosa significano. Disturbi specifici dell’apprendimento, iperattività, disturbi evolutivi specifici, piano educativo individualizzato, disturbo oppositivo provocatorio, bisogni educativi speciali, piano didattico personalizzato: tanti sono diventati, ormai, i modi per definire ed “incasellare” i nostri ragazzi, specie nella fascia 8-14 anni, con sindromi, malfunzionamenti, anomalie (e relativi protocolli scolastici dedicati) che hanno dato vita ad una pletora di acronimi che tentano di mettere “ordine” in quello che sembra un caleidoscopio sempre più complesso tanto più passano gli anni e si moltiplicano e approfondiscono gli studi. Certo l’aumento, negli ultimi anni, dei casi di disabilità e di disturbi evolutivi e dell’apprendimento portano a riflettere su come aiutare i nostri ragazzi a crescere capaci di orientarsi in questo mondo che già è complicato di per sé, figuriamoci per chi non ha strumenti sufficienti per nascita o per sopraggiunte difficoltà nel suo cammino di vita!

Come risponde la Scuola, quella con la S maiuscola di “Statale”? Qui bisogna senza dubbio spezzare una lancia a suo favore: la nostra scuola, unica nel panorama mondiale, ha eretto a sua bandiera quella dell’inclusività, abolendo ormai da decenni le classi differenziali ed accogliendo tutti (ma proprio tutti) i ragazzi, con qualsiasi disabilità o disturbo evolutivo o dell’apprendimento. Sembra “scontato”, ai nostri occhi, ma chi lavora nel campo sa che non ci sono altri modelli scolastici, nel mondo, che mettono nella stessa classe ragazzi autistici, iperattivi, dislessici, disgrafici e discalculici con i cosiddetti “normodotati” e (sì, ci sono anche loro!) con i “plusdotati”… il tutto a favore di un ambiente umano ricco, vario e accogliente, pur con tutte le difficoltà del caso (anzi, dei casi!), avente l’obiettivo di includere ognuno all’interno di un “contenitore” più vasto, quello della “società umana”.

A volte, però, le leggi, le programmazioni, i “piani”non bastano. Non bastano la Legge 104/92 sulla disabilità o la 170/2010 sui disturbi specifici dell’apprendimento. Non bastano i Piani didattici personalizzati o quelli educativi individualizzati. Così come non bastano le programmazioni disciplinari… Tutti fiori all’occhiello, questi, della Scuola italiana, ma che da soli “non possono farcela”, se non vengono affiancati da altri strumenti, più spontanei, naturali, istintivi… sottilmente umani: non è un caso, infatti, che nella scuola sempre più si faccia ricorso, per aiutare i ragazzi con “bisogni speciali”, a personale medico specializzato in psicologia, a educatori organizzati dall’assistenza sociale, ma anche a figure fino a poco tempo fa impensabili: l’attore di teatro, l’insegnante Yoga, l’esperto di Mindfulness e, non di rado, ora anche l’operatore Shiatsu.

Quale può essere, quindi, il ruolo di quest’ultimo nell’inclusione dei nostri ragazzi con difficoltà nella scuola e, più in generale, nel “consesso umano”? E’ un terreno ancora tutto da esplorare ma, personalmente, posso qui provare a dare la mia testimonianza diretta di docente di sostegno nella Scuola secondaria di primo grado (le vecchie “medie”, per intenderci) e, al contempo, di operatore e insegnante della Scuola di Shiatsu I.R.T.E.

Lo shiatsu è una pratica che può avere molti effetti positivi sui nostri ragazzi, specialmente quelli più in difficoltà: un riequilibrio energetico generale, un rilassamento profondo (particolarmente adatto per le problematiche comportamentali), una riduzione dell’ansia, un miglioramento del riposo notturno (e quindi della concentrazione durante la veglia), un riequilibrio complessivo del sistema energetico perseguito grazie al (ri)collegamento delle parti fisiche tra loro e con quelle più “sottili” (mente, psiche, emozioni).

Tuttavia, essendo una tecnica a mediazione corporea, lo shiatsu presenta anche criticità a vari livelli nella sua applicazione nelle scuole, ad esempio per le difficoltà a far accettare agli Istituti il contatto fisico tra gli operatori e gli alunni, che sono, tranne in rarissimi casi alle superiori o alle serali, minorenni.

Spesso le famiglie stesse non autorizzano i propri figli al contatto fisico in attività educative svolte in orario scolastico ed extra-scolastico. In questo caso si può ovviare proponendo “mini-trattamenti” e leggeri contatti fisici tra pari. Più di una volta, nella mia esperienza, mi è capitato di osservare bambini piccoli, anche in età infantile, scambiarsi – per imitazione degli adulti – dei katà (sequenze pressorie) eseguiti con una naturalezza ed un rispetto per l’altro invidiabili anche ad operatori che esercitano la professione da anni!

Tuttavia, anche questa “strada”, più accettata nelle scuole di ordine inferiore (infanzia e primaria), spesso è difficilmente percorribile in quelle di ordine superiore, anche solo a livello di scuola secondaria di primo grado, in cui ho maggior esperienza diretta, vuoi per preconcetti da parte delle famiglie, vuoi per non conoscenza della pratica. A sostegno delle preoccupazioni degli Istituti c’è da dire che, tra gli 11 e i 14 anni e oltre, i nostri ragazzi fanno davvero tanta fatica a gestire la propria fisicità. L’alternativa, qui, diventa perciò l’auto-shiatsu, ovvero tecniche in cui l’operatore propone alcune tecniche pressorie su se stesso, in special modo su mani e piedi, di fronte ad un pubblico osservante di minori che poi, per imitazione (modeling, in gergo specialistico), ripetono le sequenze su se stessi.

Altre tecniche strettamente correlate alle pratiche shiatsu, proponibili a scuola, sono poi esercizi di propriocezione energetica, di respirazione guidata, di stretching energetici, anch’essi efficaci nel gestire a livello “sottile” ed emozionale le difficoltà dei nostri ragazzi:

  • la propriocezione energetica è uno strumento che operatori e insegnanti della Scuola di Shiatsu I.R.T.E. praticano all’inizio di ogni lezione o prima dei trattamenti in studio, per centrarsi e focalizzare la propria attenzione. E’ una tecnica complessa da descrivere, ma potremmo qui citare come la descrive Fabio Zagato, il caposcuola di I.R.T.E. in “Trattato professionale di shiatsu”, Red! edizioni, 2020: […] propriocezione energetica vuole riassumere la capacità complessiva di percepire se stessi ed accogliere consapevolmente ogni segnale di reazione in noi stessi determinata dall’interazione con l’esterno”;
  • la respirazione guidata è un’altra tecnica che l’operatore shiatsu applica su se stesso durante il trattamento in studio, così come l’insegnante shiatsu lo fa quando insegna i katà ai suoi studenti. Questo tipo di respirazione permette un maggior ancoramento al nostro baricentro fisico ed energetico (in giapponese viene chiamato Hara ed è situato nel nostro addome), permettendoci di ritararci continuamente, a livello fisico e mentale, quando siamo a contatto con l’altro, armonizzando noi stessi e il nostro rapporto con l’altro, nella ricerca di un modello di equilibrio energetico;
  • gli stretching energetici, invece, sono una serie di esercizi di allungamento, progressivi e adatti a tutti, codificati da uno dei grandi maestri shiatsu, Shizuto Masunaga, conosciuti anche sotto il nome di Makko-Ho, che costituiscono un valido strumento dai benefici corporei e, al contempo, mentali: una sorta di vero e proprio auto-trattamento shiatsu.

Nella mia esperienza di insegnante, specie da quando mi sono specializzato sul sostegno agli studenti con disabilità ai sensi della Legge 104/92, ho avuto modo di applicare tutte le tecniche sopra menzionate, riscontrando, tra gli effetti maggiori:

  • una minore motilità ed “ansietà fisica” nei ragazzi con iperattività;
  • una maggior calma e propensione all’ascolto da parte dei ragazzi con disturbo oppositivo provocatorio;
  • una lieve diminuzione dei tic nervosi e delle “fissazioni” da parte degli alunni con leggero autismo;
  • una maggiore concentrazione e persistenza nel compito da parte di tutti gli alunni con bisogni educativi speciali, siano essi alunni con disturbi specifici dell’apprendimento (i cosiddetto DSA), con disturbi evolutivi (DES) o con disabilità.

Certo, gli effetti sono difficilmente quantificabili numericamente e statisticamente, ma la mia esperienza mi dice che sono effettivi e visibili.

Vorrei qui invitare i lettori, specie se genitori, a fare un piccolo “esperimento”: provate ad osservare un pre-adolescente in una situazione di forte stress (un rimprovero, un’interrogazione o una verifica, un’importante gara sportiva). In alcuni casi potrete vederlo prendersi le dita di una mano con quelle dell’altra, operando su di esse una pressione “trascinata” e ripetuta. Ebbene, nello shiatsu i meridiani energetici, ovvero i canali su cui scorre la nostra energia vitale, hanno le loro “porte di ingresso e di uscita” da e per l’esterno proprio nelle dita, di piedi e mani. Facendo come sopra descritto, il preadolescente cerca di “drenare” verso l’esterno energie “congeste” che lo rendono agitato o, comunque, non in equilibrio, cercando come può sollievo e sicurezza: può essere solo un caso che quest’azione, così come sopra descritta, sia proprio uno dei katà più importanti dello shiatsu I.R.T.E.?

Vorrei infine soffermarmi su un ultimo aspetto di supporto da parte degli operatori shiatsu verso i ragazzi con “bisogni specifici”: l’educazione alle (e l’espressione delle) emozioni.

Da tempo, ormai, nelle scuole si educa all’affettività, al riconoscimento e alla corretta espressione delle altrui e proprie emozioni, insegnando a “contattare” l’altro-da-noi, senza invasione ma con rispetto ed empatia.

Questa tematica è centrale nella pratica shiatsu, perché nelle Medicine Tradizionali Cinesi, il sostrato teorico dello shiatsu, l’emozione, lo stato d’animo sono la prima espressione “energetica” visibile dell’uomo, armonica come disarmonica: ben diversa è la rabbia quando usata come “grinta” (per far valere, con rispetto e senza violenza, le nostre posizioni) dalla rabbia usata sotto forma di “ira”, espressione a volte altamente nociva perché non controllata.

Ecco quindi che, accanto ad attività quali il supporto psicologico, il teatro, lo yoga, la mindfulness o la didattica ludica, anche lo shiatsu può costituire, come loro integrazione, un valido strumento: per fare un semplice esempio, se un operatore shiatsu, durante un gioco didattico a squadre si accorge che la rivalità prende delle “vie espressive” troppo esagerate, allora potrebbe intervenire portando i ragazzi a focalizzarsi sui propri stati d’animo e sulla loro espressione del momento, invitandoli a fermarsi, a contattare la propria “pancia” (Hara, dicevamo…), a sentire e guidare il proprio respiro, con effetti benefici che potrebbero stupire un osservatore esterno.

Ho ancora bene in mente quando, durante un laboratorio teatrale integrato con lo shiatsu proposto in un Istituto Comprensivo qualche anno fa, una ragazzina, da tempo sottoposta ad angherie da parte dei compagni per la sua provenienza straniera, riuscì a sfoggiare una presa di posizione, lampante quanto equilibrata, delle proprie emozioni (protesta contro le ingiustizie subite), espresse di fronte ai pari con un senso di autostima invidiabile! Magari non ha risolto tutti i suoi problemi, ma di certo si è presa una bella “rivincita” e ha potuto esternare il suo disagio, impedendogli di roderla dall’interno.

Allo stesso modo sarebbero innumerevoli i casi in cui un alunno (o un’alunna), a seguito di pratiche respiratorie o propriocettive riconducibili allo shiatsu, ha riportato con straordinaria lucidità i propri stati d’animo del momento o la sua consapevolezza di “star meglio” respirando “di pancia” e non “di gola”…

Per tornare quindi alla domanda che ci siamo posti nel titolo di questo articolo, ovvero se lo shiatsu può aiutare, nella scuola, i ragazzi con “bisogni specifici”, beh… la mia umile risposta è “sì”, nella misura però in cui la tecnica venga applicata nel pieno rispetto di tutte le figure coinvolte: la scuola col suo personale, gli specialisti medici, gli alunni con “bisogni” e i loro pari, fino agli adulti che ne compongono il macrocosmo in cui vivono (famiglie in primis).

E, senza dubbio, fondamentale è l’azione di operatori e/o insegnanti che abbiano seguito un percorso formativo professionalizzante e completo di shiatsu, che rispetti tutti i criteri previsti ad esempio dalla FISIeO, Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori.